mercoledì 16 aprile 2008

Scrivere d’ amore, scrivere di odio…… o meglio la censura?

La passione del giornalismo a volte è qualcosa che ti prende e non te ne liberi facilmente. Difficile rinunciare ad opporsi alle ingiustizie, anche piccole della propria vita quotidiana, difficile rinunciare a comunicare al mondo le proprie insoddisfazioni per una città, un mondo, un’ Italia che non va e rischia di avvicinarsi al baratro. Difficile censurarsi da sola, difficile anche quando qualcuno, molto vicino a te e alla tua città quale può essere un amministratore, comunica pubblicamente durante una trasmissione elettorale che “Quando si finirà di parlare e scrivere male di Caltanissetta il futuro sarà più roseo”.
Mi viene da chiedere a Lui e a tutti coloro che condividono tale affermazione: Caltanissetta sta male perché altri ne parlano male o perché ci sono tante cose che non vanno? Cosa fare allora per farla stare meglio, dobbiamo nascondere tutte queste cose, così i nisseni si illuderanno di vivere in un EDEN o diciamo le cose come stanno cosicché tutti i nisseni potranno avere ogni possibilità per migliorare questa nostra città.
Mi chiedo infine quale sia il confine tra il giornalismo serio di denuncia e condanna, fatto dai giornalisti nonché dai cittadini che vivono Caltanissetta in tutti i suoi aspetti e la censura di chi vuole una specie di NUOVO MONDO, come quello utopizzato dai testimoni di Geova fatto di una società senza nessun tipo di male, dove tutti si amano e si rispettano nell’ ipocrisia di nascondere quel male che è dentro di noi, nella nostra natura perché nessun uomo è buono, nessun uomo è totalmente cattivo ma bene e male coesistono in noi prevalendo e alternandosi in varie e diverse modalità.
Guai se si inneggia alla censura dunque, guai d’ altro canto se si esalta il male, problema nel quale, da giornalisti si può incorrere, ma guai a nascondere quel male da cui ci si difende solo tramite la conoscenza e la sua percezione.
Dobbiamo essere liberi di poter dire la nostra, pacatamente, civilmente, perché questo è un passo per non dimenticare di essere in quello STATO DEMOCRATICO che la Costituzione ha proclamato, per aiutare i cittadini onesti a non pensare di vivere in uno Stato fatto di Tangentopoli e Calciopoli, mentre i cittadini poco onesti a ricredersi sul loro comportamento prima che la legge prevalga sulla loro coscienza con danni che lascio loro immaginare-